Non una vacanza: un retreat intensivo di meditazione Soto Zen, con sessioni di zazen e kinhin mattino e pomeriggio, tra le Dolomiti innevate, in un hotel con tutti i comfort riservato solo a noi. Pratiche condotte dal maestro Walter Ferrero.
Rohatsu Sesshin · Alta Badia · 1610 m
Sei giorni per rompere la barriera mentale che di solito ci ferma ed entrare davvero nella meditazione zen. Sessioni di zazen e kinhin sia al mattino che al pomeriggio, ognuna facoltativa; uno staff che ti segue dalla mattina alla sera; un hotel con tutti i comfort. Ed è qualcosa che rimane: dopo, la meditazione non è più quella di prima.
Temevo di non riuscire a stare in posizione a lungo. Poi, l'ultimo giorno, una leggerezza: come se fosse stato messo un seme. Nei giorni dopo mi è rimasta una qualità di ascolto, e quando sul cuscino sento la stanchezza ripenso al dojo e a tutti noi insieme.
Seguo il Rohatsu da anni: la cornice, il luogo di pratica, la forza di praticare insieme a tante altre persone. Quello che cambia è la presenza. Giorno dopo giorno le tensioni si sciolgono ed è come tornare a casa: il respiro è più profondo e la pace si diffonde.
Temevo di non riuscire a lasciarmi andare, di restare attaccato ai problemi. Invece restano gli sguardi, i silenzi, la neve che cade, una mano su una spalla. La sesshin regala molti giorni di grazia dopo che si è conclusa: lascia un richiamo a cui tornare.
Un'immersione in uno spazio senza tempo, con il calore della sangha e il silenzio della sala di pratica. Il ricordo più bello è la neve che cade durante il kinhin, e la voce del Maestro che parla di Kodo Sawaki. L'eco della Rohatsu Sesshin rimane per giorni.
Le preoccupazioni erano due: come gestire il lavoro, e se non riuscissi a stare seduto così a lungo. Poi resta il suono della campana durante il kinhin, la luce sui rami innevati, il silenzio tra un pensiero e l'altro, sempre più lungo. Cosa è cambiato: sabi.
Quello che temevo era il ritorno. Quello che mi è rimasto è il momento in cui ho avvertito il tepore del silenzio. Quello che è cambiato è la chiarezza della luce in fondo al buio.
Temevo di non riuscire a entrare, di restare intrappolata nelle preoccupazioni di quel periodo. Mi è rimasto impresso il momento in cui sono dovuta partire in anticipo: come allontanarmi da casa. Il senso di vicinanza a quella famiglia si era intensificato.
Attraverso l'immobilità, il contatto profondo e costante con i limiti del mio corpo. Durante la pratica, l'immagine di far parte di un'orchestra: con lo strumento, il corpo, accordando il suono, il respiro, si trova la giusta melodia. Resta la consapevolezza di ciò che siamo.
Prima di partire vivo sempre una sorta di agitazione, un fremito allo stomaco: per me è come tornare a casa, la mia vera casa. Amo la qualità che si genera nelle sessioni di za-zen, densa e pregna di profondità. Alla fine resta un grandissimo senso di libertà.
Prima di partire la mente fagocita domande: riuscirò a mantenere la concentrazione, come farò con il lavoro. Poi la Rohatsu inizia e tutto scompare: il tempo si dilata, resta uno spazio di calma e condivisione. Torno a casa ogni volta con meno veli sugli occhi.
Temevo di non riuscire a mantenere l'immobilità a causa del dolore. Il momento in cui la concentrazione si è fatta più intensa è stato anche quello in cui mi sono sentita più vulnerabile: lì ho percepito l'unità con il gruppo. Dopo, il tempo si era dilatato.
All'inizio la paura di non riuscire a sostenere tanti giorni di pratica, anche se l'avevo già vissuta. Poi arrivano i momenti in cui il corpo abbandona ogni tensione e la mente si immerge nel respiro. Nei giorni dopo, più serenità nella vita quotidiana e nella pratica.

La Rohatsu Sesshin è organizzata e condotta da Parsifal Yoga Academy, scuola di yoga, meditazione e discipline orientali con i suoi centri, i suoi corsi e una Scuola Istruttori. Durante i sei giorni siete seguiti da tutto il team.
La giornata ha una forma, la stessa ogni giorno: sessioni di zazen e kinhin sia al mattino che al pomeriggio, ognuna facoltativa.

La meditazione seduta: immobilità del corpo, respiro calmo, osservazione silenziosa dei pensieri. Sessioni al mattino e al pomeriggio, ognuna facoltativa. Si siede insieme: chi arriva per la prima volta trova accanto a sé praticanti esperti, e la forma si impara stando nel gruppo.

La meditazione camminata, tra una sessione e l'altra. Fuori, il sentiero nella neve che porta al dojo è già pratica: aria fredda, neve che scricchiola, la mente si fa chiara.

Ogni sera la cerimonia del tè, il naturale prolungamento di zazen. Il matcha si scioglie sotto il chasen, la tazza passa di mano in mano: si offre, si riceve, si beve, in silenzio.

Si pratica insieme, in silenzio, nello stesso respiro. Anche il pasto è pratica: dal sedersi al condividere il cibo, ogni gesto acquista un significato nuovo.
Nei monasteri Soto il bagno è uno dei tre luoghi del silenzio. Lavarsi non è riposo dopo la pratica: è pratica. Il corpo che si lava è lo stesso che si siede in zazen, e Dogen dedica a come ci si lava un intero capitolo dello Shobogenzo. Non è un lusso aggiunto al ritiro: è l'ultima pratica del giorno, che qui prende la forma della sauna in pino kelo e della vasca d'acqua di torrente, in silenzio.
Foto · piscina esterna riscaldata (Piscina_esterna_2026.jpg)Un inchino a mani giunte, il verso del bagno recitato insieme, poi il silenzio: lo stesso rispetto con cui si entra nel dojo.
Nella sauna kelo, seduti composti come in zazen: il calore pulisce dall'interno e scioglie le tensioni emerse durante la pratica.
Pochi secondi nella vasca d'acqua fredda del torrente, fino alle spalle: rilassa il corpo, porta via la stanchezza accumulata e ricarica per il giorno che verrà.
Si esce come si è entrati, con un inchino: prendersi cura del corpo è rispetto verso sé stessi e verso chi pratica accanto.
La sala di pratica è una baita nella neve, a pochi minuti a piedi dall'hotel. Ci si arriva camminando, e dentro il legno custodisce il silenzio del gruppo.

Sei giorni di pratica nel cuore delle Dolomiti, patrimonio mondiale Unesco: l'Hotel Armentarola è a nostra disposizione, solo per il gruppo. Camere accoglienti, spazi raccolti, ritmi che seguono la pratica. Fuori, albe rosate sulle cime, boschi innevati e il silenzio dell'alta quota.
Foto hotel · esterno
Foto hotel · camera
Foto hotel · spazi comuniQuota riservata a chi prenota e versa l'acconto entro il 31 ottobre 2026. Dal 1° novembre la quota è di 2.200 €. Sei giorni, dal 28 novembre al 3 dicembre, all'Hotel Armentarola in esclusiva: i posti sono limitati.
La sesshin non si compra con un clic. Essendo un intensivo, prima di accettare una partecipazione chiediamo una call: vogliamo conoscere la persona che abbiamo davanti, rispondere alle sue domande e capire come seguirla al meglio durante i sei giorni. Lasciaci i tuoi contatti, ti chiamiamo noi.